Mezzo secolo fa: un’eternità
per qualcuno, molto meno per tanti altri che hanno vissuto
quella magnifica età nel fiore degli anni.
Nel giro di pochi mesi, dal gennaio al giugno 1960, Alessandria
perde per ragioni diverse i due più grandi
campioni espressi non solo dalla sua provincia, ma dell’intero
panorama mondiale.
Il 2 gennaio si spegne, per una malaria non diagnosticata,
all’ospedale di Tortona, Fausto Coppi,
il campionissimo, l’airone, l’uomo solo al comando,
trionfatore di Giri, Tour e Mondiali, ancor oggi definito
la massima espressione del ciclismo di tutti i tempi.
Cinque mesi dopo, il 5 giugno di quell’anno, Gianni
Rivera, allora sedicenne (avrebbe compiuto i 17 in
agosto) gioca la sua ultima partita nei grigi lasciando Alessandria:
il destino del Golden Boy, è il Milan, gli scudetti,
le Coppe dei Campioni, il primo Pallone d’Oro italiano
e quel famoso Italia-Germania 4-3 all’Atzeca.
Mestamente anche l’Alessandria calcio termina, proprio
lo stesso giorno, la sua ultima stagione in serie A delle
13 finora disputate: non la rivedrà mai più
nei 50 seguenti.
Finisce per Alessandria un’epoca d’oro,
un’epopea che l’aveva incoronata capitale mondiale
dei due sport più popolari, il calcio e il ciclismo.
Prima di Coppi, infatti, sulle due ruote avevano trionfato
Costante Girardengo e tanti altri alfieri
della zona e prima di Rivera, lo stadio degli Orti era stato
la casa del due campione del mondo Giovannino Ferrari
e di un fuoriclasse assoluto come Adolfo Balonceri.
Mezzo secolo è trascorso, 50 anni senza più
riconquistare quella grandeur dei tempi che furono.
Ora però sono terminati: l’augurio di noi
di Centogrigio è che Alessandria riparta dalle
sue radici per un nuovo mezzo secolo stavolta ricco di successi
e soprattutto di nuovi, grandi, talenti di casa
propria.
Maurizio Ferrari
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